Il Comitato nasce da alcuni presupposti culturali e da un’occasione concreta.

I presupposti – troppo noti perché se ne debba qui discutere – sono il ruolo del senso di appartenenza a un luogo nella definizione dell’identità individuale e la forza della relazione che lega l’uomo al suo ambiente. L’occasione è il disagio suscitato dai progetti di intervento sul monumento ideato e realizzato da Costantino Nivola.

Il Comitato intende promuovere la salvaguardia del tessuto storico e delle emergenze artistiche della città di Nuoro, in nome del rispetto dei valori culturali che queste rispecchiano e che spesso, in passato, non sono bastati a difenderle da ripetuti attacchi perpetrati da istituzioni incaute e troppo sensibili al fascino del “nuovo”.

Il Comitato nasce con l’intento di creare uno spazio di dialogo aperto e civile tra i cittadini su questi temi e per garantire un’informazione puntuale e rigorosa, e, quando occorra, un lavoro di controinformazione in grado di far fronte a iniziative sostenute da campagne di propaganda pericolosamente di parte.

Nasce con uno sguardo proiettato al domani, per cementare un interesse partecipato e attivo della comunità nuorese verso problemi che la riguardano da vicino e che influiscono direttamente sulla sua vita.

Nel breve intervallo di tempo intercorso dall’avvio del Comitato, sono state raccolte migliaia di adesioni, il che ci ha reso consapevoli dell’attenzione e della preoccupazione con cui oggi a Nuoro si guarda a questi temi.

Se vuoi aderire anche tu, o semplicemente dare voce al tuo pensiero, scrivi all’indirizzo info@comitatopiazzasatta.com indicando i tuoi dati: nome, cognome, professione, età, indirizzo. Compatibilmente alla tempistica del progetto, si cercherà di rispondere alle tue osservazioni.



Il comitato nasce dall’iniziativa delle persone sotto elencate, ma ne fanno ormai parte le migliaia di cittadini che ne hanno condiviso lo spirito e le idee fondanti.


Michele Barba – Giovanni Canu – Delio Caporale – Maria Teresa Catte Pinna – Angela Cerina – Maria Cheli – Giulio Chironi – Gianfranco Dedola - Nietta Condemi De Felice – Sebastiano Congiu – Pietro Devilla – Giuseppina Di Salvatore – Mario Filia – Vanna Fois – Maria Giacobbe – Gonario Gianoglio – Nicola Guiso - Giustina Melis – Padre Paolo Monni - Gianni Oggiano - Angela Orunesu – Francesca Partenza – Lucia Pinna – Gianni Pititu – Gavino Poddighe – Eleonora Poggiu – Gianni Porcu – Bachisio Porru – Emanuela Puledda – Franco Stefano Ruiu – Maria Gavina Sanna – Giuseppe Ticca - Luigi Verachi


COORDINATORE Sebastiano Poggiu

INTRODUZIONE

Piazza Satta – Man, non è una guerra
Ho letto le prese di posizione a sostegno del progetto di ampliamento del Museo d’arte della provincia di Nuoro in Piazza Sebastiano Satta, con l’interesse ed il riguardo dovuti all’autorevolezza dei sostenitori. Non posso esimermi, pur tuttavia, dal domandarmi e dal domandare se sia confacente fondare il sostegno, come di fatto viene dichiarato, sulle motivazioni della compatibilità e della sintonia del nuovo progetto con l’invenzione di Costantino Nivola. Nivola non ha, infatti, in Piazza Satta, affrontato una mera sistemazione urbanistica, in quanto tale suscettibile al cambiamento nei termini della compatibilità e della sintonia; ha piuttosto ideato e realizzato un’opera d’arte contemporanea. Monumentale ed antimonumentale insieme, gravida della più avanzata cultura artistica del XX secolo, Piazza Satta contribuisce sintomaticamente ad innovare gli orizzonti di ricerca estetica determinati dall’interazione dell’opera d’arte con il contesto nel quale prende forma, laddove il contesto è rappresentato dallo spazio pubblico.
Essendo Piazza Satta, inoppugnabilmente, opera d’arte contemporanea nello spazio pubblico, acclarata da studi puntuali e qualificati, assumono importanza imprescindibile la legittimità delle ragioni e la fondatezza delle argomentazioni di quanti esprimono parere contrario al progetto di ampliamento del MAN e rivendicano l’urgenza di un confronto riguardo alla tutela del centro storico di Nuoro ed intorno allo specifico della salvaguardia, della conservazione e del restauro di un’opera d’arte contemporanea. Siffatte ragioni e argomentazioni sono il portato di ulteriore autorevolezza, intellettuale e professionale, quella dei più profondi ed insigni conoscitori della poetica di Nivola, di tanta parte del corpo docente delle Università di Cagliari e Sassari così come del Fondo per l’Ambiente Italiano: se fossero accolte dai promotori del progetto in corso di approvazione, consentirebbero alla controversia di farsi reale ed utile questione di merito, in relazione ad uno tra i temi più attuali e più dibattuti dagli storici dell’arte, dai conservatori e dai restauratori di tutto il mondo. Il tema inerente, appunto, la necessità di individuare i parametri di riferimento per la salvaguardia, la conservazione ed il restauro delle opere d’arte contemporanea. Ragionevolmente si placherebbero le polemiche contingenti riguardo al degrado, alla colpevole incuria cui Piazza Satta è stata finora abbandonata, in nome del principio - universalmente riconosciuto per tutte le opere d’arte di tutti i tempi - secondo il quale al degrado e agli effetti dell’incuria non può porsi rimedio con un intervento irreversibile, sia esso ritenuto molto o poco invasivo. Cadrebbe l’opportunità di portare ad esempio ben altri errori ed orrori urbanistici ed architettonici e potrebbe invece aggiornarsi la riflessione sui rapporti che intercorrono tra arte ed architettura nella contemporaneità, sulla dialettica, difficile ed affascinante, tra le opere d’arte e l’architettura museale destinata ad accoglierle. Dialettica che, nel caso di Piazza Satta, è resa ancor più difficile ma di certo anche straordinariamente più affascinante, dall’essere l’opera d’arte preludio, fisico e ideale, ai nuovi spazi museali.
Con interesse e riguardo ho anche ascoltato le opinioni in favore del progetto di ampliamento, espresse durante l’incontro tenutosi nell’ambito del II Festival Internazionale di Architettura a Cagliari, poche settimane or sono. Incontro che sarebbe stato certo più efficace se concepito ed organizzato come contraddittorio tra differenti punti di vista e non manifestazione di consenso unilaterale. Stupisce poi la tendenza, confermata e ribadita in quell’occasione, a suffragare il consenso con attestazioni di stima e solidarietà all’operosità del MAN e alla sua direzione. Stupisce perché, con consapevolezza democratica, le tesi contrarie al progetto non hanno mai inteso mettere in discussione «il valore positivo dell’attività del MAN o l’apporto che dà al panorama culturale nuorese, tantomeno il suo diritto ad espandersi in una nuova sede». E stupisce, ancora, perché le tesi contrarie vengono anche da chi - per gli studi ed il lavoro profusi - al MAN è e si sente profondamente legato, come chiaramente riferito da Maria Luisa Frongia, professore ordinario di storia dell’arte contemporanea all’Università di Cagliari.
Per questo e per la preziosa attitudine all’apertura e al dialogo, della quale si nutre la missione del Museo d’arte della provincia di Nuoro, sarebbe determinante ammettere le obiezioni portate al progetto di ampliamento, non misconoscendole come fossero acritica difesa del passato a scapito del futuro progressista. L’imperativo categorico di tutelare un «frammento di centro storico dal carattere di architettura “minore”» non è da confondersi con quel che Federico Zeri avrebbe definito «l’equivoco del color locale»; non nasce dal pregiudizio dogmatico ma dai principi fondanti della storia dell’arte, materia indispensabile alla coscienza civile.

Nuovo Man: perché non riunirsi a discuterne attorno a un tavolo?
Provo ad esprimere il mio pensiero sul progetto di ampliamento del MAN in Piazza Satta a Nuoro ma non senza apprensione. Lo esprimo da cittadino, da artista, da sardo e da nuorese adottivo.
A questo proposito nell’ultimo mese ho visionato con cura i progetti ed i disegni, ho letto parte della ricca letteratura prodotta ed ho discusso lungamente con tanti a volte condividendone i pensieri ed a volte cercando di comprendere molte delle cose che, inevitabilmente ed essendo spesso lontano dalla Sardegna, mi sfuggono.
Peraltro conosco bene l’architetto Gianni Filindeu che è anche musicista di jazz e batterista raffinato con uno swing rotondo ed elastico e stimo e seguo con attenzione il lavoro di Cristiana Collu del MAN e di Ugo Collu della Fondazione Nivola.
Proprio ad Antine Nivola, in tempi non sospetti, dedicammo uno dei saggi multimediali che chiudono da diversi anni i Seminari di Nuoro. Questo si tenne proprio in Piazza Satta: con l’ausilio della musica, delle immagini e di alcuni testi dello scultore pubblicati da Scheiwiller, lo omaggiammo teatralizzando uno dei ‘suoi’ luoghi prediletti.
Quella piazza ha dunque per me un valore che va bel oltre l’aspetto architettonico e così è anche per altri spazi cittadini come la Piazza de Su Connottu o la casa di Grazia Deledda.
Perché questi spazi e questi luoghi non rappresentano solo l’urbano ma sono depositari di storia e di memoria. Storia e memoria che l’arte rende attuali suggerendo una complessa riflessione sulla contemporaneità.
Ed allora esprimo il mio pensiero non senza apprensione perché mi sembra che, dalla lettura dei vari contributi sull’argomento, emerga una difficoltà ‘altra’ che ci allontana dal nocciolo del problema e dal tema della discussione che dovrebbe essere incentrata sul concetto architettonico di uno spazio che nasce funzionalmente alla giusta esigenza di ampliare un ‘altro’ spazio che è museale.
A mio avviso la responsabilità dei musei contemporanei dovrebbe essere quella di ‘musealizzarsi’ il meno possibile uscendo dagli edifici preposti per divenire strumenti aperti e dinamici capaci di colloquiare con l’esterno. Tanto più dunque ha un senso che il MAN si collochi anche in una delle piazze che dovrebbe essere il cuore pulsante della vita e della cultura cittadina.
Piazza Satta ha queste caratteristiche: per la sua collocazione, per il suo ruolo storico e, non ultimo, perché l’arte di Costantino Nivola la ha resa universale e senza tempo.
Ed allora mi chiedo la seguente cosa: se l’edificio conteso non fosse in quella piazza a fianco alla casa di Sebastiano Satta avremmo sprecato fiumi d’inchiostro su questa diatriba che rischia di divenire sterile?
Forse no. Perché è giusto che l’architettura si esprima marcando il contemporaneo e modificando l’urbano attenta alle nuove forme, ai volumi, ai materiali ed alle esigenze abitative.
Dunque il problema non è ‘quel’ progetto ma è un progetto inserito in ‘quello’ specifico contesto e mi chiedo se non sia anche l’altro contesto cittadino, che tutti noi conosciamo bene, ad avere minato ed intorbidito il livello ed i toni della discussione allontanandoci a mio avviso dal cuore del problema che è architettonico oltre che artistico e culturale.
Si parla di un museo da ampliare e questo si pone apparentemente in contrapposizione con il pensiero creativo di un artista contemporaneo che lo stesso museo ospita e che dunque riconosce come depositario di un’arte che è oggi universale mentre MAN e Fondazione Nivola rischiano di diventare nemici in un territorio comune che non è solo geografico.
Ed allora, visto che di piazza si parla e visto che questa (almeno fino a quindici anni fa) era il luogo di ritrovo della comunità tutta, mi chiedo anche se non sia bene incontrarsi tutti in quel luogo o intorno ad un tavolo di discussione affinché si possa trovare una soluzione al problema, Ciascuno potrebbe ritornare sui suoi passi portandosi a casa il nuovo inteso come partecipazione attiva alla discussione ed alla costruzione di una architettura umana laddove i materiali di costruzione sono le idee e la pietra d’angolo sono le genti.
Facendo si che questo sia rispettoso per Piazza Satta ma che sia anche funzionale alle esigenze del museo in quanto luogo e strumento fondamentale e straordinario per la città, per la Sardegna e per il mondo.
L’Espresso di questa settimana titola “Piano sacrilego” un breve articolo di Fuksas inserito in seno alla presentazione di un interessante libro su Le Corbusier. Stavolta l’oggetto conteso è la Cappella di Ronchamp perché l’idea di Renzo Piano è quella di costruire intorno all’edificio qualche camera e qualche servizio per le poche clarisse rimaste oltre che piantare qualche albero intorno.
Fuksas, in disaccordo alle critiche al progetto mosse dalla Fondazione Le Corbusier, pone polemicamente una domanda radicale: dell’architettura c’è ancora bisogno?
Io credo di si e la discussione in atto oggi a Nuoro ne è la prova. Perché gli edifici, gli spazi ed i volumi raccontano ciò che siamo: bellicosi si ma coscienti di ciò che siamo, di ciò che eravamo e di ciò che vorremmo portare in dote ai nostri figli.
Personalmente lascerei Piazza Satta così come è. Ma non prima di avere provato a trovare altre strade e nuove architetture.

Paolo Fresu
Pubblicato su l’Unione Sarda del 14-7-2008

Scritto per eddyburg, 11 giugno 2008

Una piccola vicenda esemplare: scontro tra grandi firme dell’Arte e della Politica e la saggezza locale e istituzionale, che vince.

Del progetto di ampliamento del Museo di Arte Moderna di Nuoro (Man), patrocinato dalla Provincia, si hanno le prime notizie di dettaglio grazie ad una inserzione pubblicitaria sui giornali sardi un paio di mesi fa. Mossa irrituale, ma in linea con le controversie di sempre nei processi decisionali sulle città, indicativa di una discussione che si prevede accesa. Testimonial importanti vengono tempestivamente coinvolti per certificare che la proposta è ottima.

Si prefigura una importante modifica di una vecchia casa, come ce ne sono tante nei vecchi centri sardi, retaggio di un processo edilizio senza fronzoli; il povero, introverso modo di farsi la casa da queste parti, al pari di altre espressioni dice chi sono i sardi. Il progetto colpisce l’opinione pubblica e un gruppo di cittadini nuoresi si mobilita e allestisce rapidamente un sito (www.comitatopiazzasatta.com) che contiene numerosi interventi.

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(Testo integrale pubblicato a stralci su La Nuova Sardegna del 8 giugno 2008)

Immaginiamo questo scenario: un museo ha nelle sue collezioni l’opera di un artista, un’opera, realizzata apposta per la sala in cui si trova; l’artista – ora morto - l’ha eseguita pensando a quel dato ambiente; esistono suoi progetti e dichiarazioni scritte che spiegano il senso dell’opera rispetto allo spazio e il rapporto di interdipendenza che intrattiene con esso. Un bel giorno il direttore del museo si sveglia e decide che in quella sala vuol fare un bar: il bar è indispensabile allo sviluppo del museo, per renderlo meglio fruibile dai visitatori e aumentarne l’attrattiva. Quindi dichiara che taglierà via un pezzo dell’opera per installare il bancone e i tavolini del bar. Non si tratta, spiega, di uno stravolgimento dell’opera, ma di un modo per animarla, per renderla finalmente viva (in quella sala, dice, entravano in pochi!), per metterla a contatto diretto col pubblico, per avvicinarla al visitatore facendola diventare tutt’uno col museo; il bancone e i tavolini del resto sono bellissimi, per niente invasivi, e non possono che migliorare l’opera; lo stesso artista, afferma, sarebbe stato senz’altro d’accordo con interventi così attuali e che non mancheranno di andare nelle riviste di arredamento.
Un direttore che ragionasse così susciterebbe l’indignazione generale, dato che, come si sa, i musei nascono con lo scopo di tutelare le opere d’arte, non di distruggerle.

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Categoria: Varie

Il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) si schiera con gli oppositori all’attuale progetto di modifica della Piazza parlando di cannibalismo culturale ed affermando che esso rovinerebbe l’equilibrio unico creato dall’artista Costantino Nivola tra paesaggio urbano e inserti scultorei.

FAI. Salviamo Piazza Satta a Nuoro

Puoi leggere l’articolo completo “Salviamo Piazza Satta a Nuoro” sul sito ufficiale del FAI.

Categoria: Varie

PER NON DIMENTICARE NIVOLA E LA SUA PIAZZA

Ritengo che rivesta un notevole interesse un riesame del problema relativo al progetto per la nuova sistemazione della Piazza Sebastiano Satta di Nuoro, opera di Costantino Nivola, «una delle più belle piazze immaginate da un artista contemporaneo», come scriveva Salvatore Naitza nel 1987, a conclusione del volume Una piazza per un poeta, tra i più rigorosi e suggestivi scritti dello studioso.

Il problema della piazza è strettamente connesso con quello dell’ampliamento del Museo MAN; se ne è a lungo discusso a livello di grosso pubblico e a quello di intellettuali, giungendo a soluzioni diverse, talvolta, per alcuni aspetti, contraddittorie. Pertanto, sembra necessaria qualche osservazione per puntualizzare scientificamente il problema; il motivo che mi persuade dell’opportunità di intervenire, discende da alcuni fatti incontrovertibili. Come è noto, sono stata una dei fautori della creazione di un centro d’arte che raccogliesse le testimonianze più significative esistenti nelle collezioni pubbliche del capoluogo barbaricino e ora non posso che essere favorevole ad un suo, ormai necessario, ampliamento, senza per questo dover fare scempio di uno spazio ottenuto con abile capacità urbanistica e, al tempo stesso, con fantasia ineguagliabile.

A conferma si può ricordare la parte che ho avuto, fin dal 1997, nel creare i presupposti per la Collezione Permanente, chiamata ad occuparmene dall’Amministrazione Provinciale e dalla direttrice Cristiana Collu: dalla rigorosa selezione del primo nucleo di 130 opere, che portò anche alla auspicata esposizione dei bronzi originali di Nivola per Piazza Satta, recuperati dopo azioni di vandalismo, alla stesura del Catalogo, Un percorso dell’arte in Sardegna nel XX secolo, che ha accompagnato la formazione di numerosi giovani studenti universitari e che oggi è esaurito.
Uno degli obiettivi di Nivola Leggi il seguito di questo articolo »

Categoria: Varie

Per il rispetto del patrimonio culturale del contemporaneo

Piazza Satta a Nuoro costituisce una sintesi unica, e probabilmente irripetibile, tra l’opera di un artista moderno e un frammento di centro storico dal carattere di architettura ‘minore’. Capolavoro di Costantino Nivola, scultore sardo di riconosciuta importanza internazionale, è anche un raro esempio di opera ambientale contemporanea, alla quale è dedicata la rigorosa ed esaustiva monografia di Salvatore Naitza, pubblicata dall’Ilisso nel 1987 col titolo Una piazza per un poeta, felice e suggestiva definizione di uno spazio deputato anche all’esperienza interiore e caratterizzato da una “particolarissima fisionomia di luogo in toto monumentale”.“Gioiello unico di significato mondiale” è stato definito dallo storico dell’arte Fred Licht (Boston University e Cambridge University), proprio in virtù dell’equilibrio che vi si realizza tra paesaggio urbano e inserti scultorei.

Al centro dell’opera è il mito della comunità paesana come nucleo identitario e luogo di un’integrazione armonica tra umanità e ambiente: questo tema, cruciale nella poetica di Nivola, è espresso non solo tramite il riferimento alla figura locale del poeta Sebastiano Satta, ma soprattutto attraverso la continuità fra la corona delle modeste costruzioni che cingono la piazza e gli episodi plastici che questa contiene.

Ora la Provincia di Nuoro si propone di intervenire su uno dei fabbricati di Piazza Satta, la casa Deriu, acquisita insieme ad altri dal museo Man di cui deve ospitare l’ampliamento. Accantonando un precedente progetto già approvato, la Provincia ha richiesto (a lavori già iniziati) una deroga che comporta consistenti alterazioni nella fisionomia del complesso. Sorprendentemente, la deroga ha ottenuto parere favorevole dalla Soprintendenza, in genere attentissima alla salvaguardia di ogni minimo dettaglio di edifici che possano configurarsi come beni culturali: e tali sono, senza dubbio, i palazzi di Piazza Satta, indipendentemente dal loro essere elementi di un’opera d’arte ambientale, in quanto parte di un tessuto urbanistico tra Otto e Novecento tutelato dalla legge italiana.

In attesa che il progetto (sostenuto sulla stampa da svariati interventi e da pagine pubblicitarie a pagamento, a fronte di una diffusa opposizione dei cittadini nuoresi, della Fondazione Nivola e di intellettuali e artisti quali Giovanni Lilliu e Maria Lai) passi al vaglio del Consiglio comunale di Nuoro, riteniamo doveroso formulare alcune considerazioni in proposito.

Il progettato ingresso ai nuovi locali del museo Man, se realizzato, comprometterebbe irrimediabilmente l’equilibrio della piazza, introducendo tra le case di paese di una Nuoro ancora ottocentesca un fronte continuo senza finestre, interrotto da un’apertura vetrata larga ben sette metri: il tipico ‘cubo bianco’ di tanti musei d’arte contemporanea. Il nuovo ingresso del Man contrappone al tono dimesso delle vecchie costruzioni la fiammante astrazione della geometria, all’atmosfera raccolta del villaggio la spettacolarità del nuovo regime culturale dell’era globalizzata. Imponendo un asse visuale privilegiato, sopprime l’effetto cercato da Nivola con la molteplicità di prospettive offerte al passante, a seconda che questi provenga dall’uno o dall’altro dei sette accessi alla piazza: l’autorità della prospettiva unica – quella dell’istituzione – soppianta la coralità immaginata dall’artista sulla traccia dell’impianto esistente.

Si vorrebbe sacrificare Piazza Satta a un progetto che, seppure di per sé apprezzabile, non si può dire prometta un risultato di qualità tale da compensarne la perdita; e che oltre tutto non costituisce l’unica soluzione praticabile per dotare il museo dei nuovi spazi di cui ha bisogno. Vi sono infatti altre possibilità da esplorare nello stesso ambito, rispettose dell’assetto della piazza e capaci di garantirne la fruizione da parte dei visitatori del Man. Se si accetta di muoversi in questa direzione, il dibattito sollevato dalle ventilate modifiche può diventare il punto di partenza per una riflessione sul significato di piazza Satta e segnare l’avvio di un processo di recupero che la liberi da qualche discordante intervento marginale attuato negli ultimi anni da privati.

Se, al contrario, la deroga richiesta dalla Provincia venisse approvata, ci troveremmo di fronte al paradosso di un museo che, nominalmente votato a proteggere e tutelare la ricerca degli artisti, si mette in competizione con essi; che mira ad assumere il ruolo di protagonista per ridurre l’opera ad accessorio, a elemento di arredo, preliminare ai propri spazi e ‘facilities’(addirittura facendone continuare la pavimentazione al proprio interno). Si tratterebbe di un episodio clamoroso di cannibalismo culturale, commesso a spese – ed è curioso notarlo – di uno degli artisti più frequentemente citati come emblemi di quell’identità cui in Sardegna tanto spesso e volentieri ci si appella.

È appena necessario ricordare che ad essere in discussione non è il valore positivo dell’attività del Man o l’apporto che dà al panorama culturale nuorese, tantomeno il suo diritto ad espandersi in una nuova sede. Riteniamo invece necessario esprimerci contro un progetto che, nella sua indifferenza ai valori della tutela dei beni culturali, costituirebbe, se attuato, l’ennesima offesa all’integrità dei centri storici della Sardegna – tanto più grave in quanto condotta in nome di un’istituzione deputata a farsi interprete di quei valori - e comprometterebbe per sempre un’opera d’arte insostituibile, distruggendone il significato, o meglio distorcendolo per trasformarla in elemento di design urbano funzionale al marketing museale e a una ricerca di spettacolarizzazione dell’arte contemporanea cui neppure le realtà periferiche riescono più a sottrarsi.

I DOCENTI DELL’UNIVERSITÀ DI CAGLIARI

Giovanni Lilliu Professore emerito Antichità Sarde

Piero Meloni Professore emerito Storia antica

Giulio Paulis Glottologia - Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia

Bruno Anatra Storia moderna

Simonetta Angiolillo Archeologia greca e romana

Giulio Angioni Antropologia culturale

Francesco Atzeni Storia contemporanea

Radouan Ben Amara Lingua inglese

Cesira Maria Boi Letteratura inglese

Paola Boi Letterature Anglo-Americane

Andrea Cannas Letteratura italiana medioevale

Duilio Caocci Letteratura sarda e letteratura regionale

Giovanna Cerina Semiotica del testo

Anna Maria Comella Archeologia delle province romane

Marcella Corda Biochimica

Roberto Coroneo Storia dell’arte medioevale

Paolo Cugusi Letteratura latina

Nicoletta Curreli Biochimica

Luisa D’Arienzo Paleografia e Diplomatica

Antonio De Giudici Diritto del lavoro

Giuseppina De Giudici Storia del diritto medievale e moderno

Giovanni Battista De Giudici Mineralogia

Vinicio De Montis Architettura tecnica

Silvia De Simone Psicologia del lavoro

M. Concetta Dentoni Storia Contemporanea

Bianca Fadda Paleografia e Diplomatica

M. Benedetta Fadda Biochimica

Antioco Floris Storia e critica del cinema

Gonaria Floris Letteratura italiana

Piergiorgio Floris Storia romana

Maria Luisa Frongia Storia dell’arte contemporanea

Marco Giuman Urbanistica greca e romana

Maria Adele Ibba Archeologia greca e romana

Cristina Lavinio Linguistica italiana

Maria Lepori Storia moderna

Luigi Leurini Filologia greca

Carlo Lugliè Preistoria e protostoria

Ignazio Macchiarella Etnomusicologia

Giampaolo Marchi Ingegneria del territorio

Rossana Martorelli Archeologia medioevale

Franco Masala Storia dell’Architettura

Michelina Masia Sociologia del diritto

Sandro Maxia Letteratura italiana

Sebastiana Mele Archeologia delle province romane

Andrea Melis Economia aziendale

Giovanni Melis Economia aziendale

Marina Mondo Psicologia del lavoro

Luisa Mulas Letteratura italiana

Patrizia Mureddu Letteratura greca

Gianfranco Nieddu Storia della lingua greca

Anna Oppo Sociologia

Tonina Paba Letteratura spagnola

Alessandra Pani Microbiologia

Alessandra Pasolini Storia dell’arte moderna

Fabio Parascandalo Geografia umana

Susanna Paulis Etnografia della Sardegna

Mariagiuseppina Pellegrini Biochimica

Diletta Peretti Biochimica

Francesco Pigliaru Economia politica

Franca Piras Letteratura italiana

Giovanni Pirodda Letteratura italiana

Maria Barbara Ponti Estetica

Franco Porrà Storia romana

Roberto Puggioni Letteratura italiana

Andrea Rinaldi Biochimica

M. Crisitina Rosatelli Biologia Molecolare

Alessandro Ruggieri Storia dell’arte medioevale

Anna Saiu Deidda Storia dell’arte moderna

Maria Virginia Sanna Storia del diritto romano

M. Teresa Sblendorio Storia della lingua latina

M.Grazia Scano Naitza Storia dell’arte moderna

Giuseppa Tanda Preistoria e protostoria della Sardegna

Felice Tiragallo Storia della cultura materiale

Giovanni Ugas Preistoria e protostoria

Stefano Usai Economia politica

Isabella Zedda Geografia storica

Laura Zedda Diritto dell’Unione Europea

I DOCENTI DELL’UNIVERSITÀ DI SASSARI

Attilio Mastino Storia romana - Prorettore

Aldo Morace Letteratura italiana - Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia

Francesco Morandi Diritto della navigazione e dei trasporti
Preside della Facoltà di Economia

Virgilio Mura Filosofia politica - Preside della Facoltà di Scienze Politiche

Giulia Pissarello Lingua e letteratura inglese - Preside della Facoltà di Lingue

Mario Agabbio Arboricoltura speciale

Giuliana Altea Storia dell’arte contemporanea

Francesco Angioni Diritto penale

Gianfranco Atzeni Economia politica

Mario Atzori Storia delle tradizioni popolari

Piero Bartoloni Archeologia fenicio-punica

Tania Baumann Lingua tedesca

Patrizia Bertini Malgarini Storia della lingua italiana

Manlio Brigaglia Storia contemporanea

Antonella Bruzzone Letteratura e cultura latina

Ignazio Buttitta Etnostoria

Ignazio Camarda Botanica

Raffaela Campus Processi di tecnologie alimentari

Oliviero Carboni Economia politica

Lucia Cardone Storia e critica del cinema

Angelo Castellaccio Storia medioevale

Gavina Cherchi Estetica

Luciano Cicu Letteratura latina

Mariantonietta Cocco Sociologia servizi socio-educativi

Adriana Cosseddu Facoltà di giurisprudenza

Monica Cossu Economia, impresa e regolamentazione

Andrea De Montis Pianificazione urbanistica

Stefano De Montis Costruzioni e territorio

Anna De Palmas Protostoria europea

Massimo Dell’Utri Filosofia teoretica

Tonino Delogu Letteratura spagnola e catalana

Antonio Fadda Sociologia

Monica Farnetti Letteratura italiana

Pierfrancesco Fiorato Storia della filosofia

Giuseppina Fois Storia contemporanea

Sotera Fornaro Letteratura greca

Sebastiano Ghisu Storia della filosofia

Alessio Giannanti Sintassi dell’italiano scritto

Bruno Golosio Matematica e fisica

Otto Kallscheuer Filosofo

Maria Teresa Laneri Letteratura latina medievale e umanistica

Laura Luche Letteratura spagnola

Giovanni Lupinu Glottologia

Caterina Madau Geografia economico-politica

Marco Manotta Letteratura italiana contemporanea

Giovanni Marginesu Storia greca

Francesco Manconi Storia moderna

Antonello Mattone Storia delle istituzioni politiche

Antonietta Mazzette Sociologia urbana

Carmelo Meazza Filosofia morale

Franca Mele Storia del diritto e delle istituzioni

Alberto Merler Sociologia dell’educazione

Quirico Migheli Patologia vegetale

Maria Grazia Melis Paletnologia

Gabriella Mondardini Antropologia sociale

Alberto Moravetti Preistoria e protostoria

Alberto Mura Logica e filosofia della scienza

Gianfranco Nuvoli Psicologia dello sviluppo

Massimo Onofri Critica letteraria

Adriana Orlandi Lingua francese

Valeria Panizza Geografia del paesaggio e dell’ambiente

Dimitri Paolini Economia politica

Magi Gallisay Pilo Facoltà di giurisprudenza

Giovanni Pinna Parpaglia Finanza aziendale

Maria Lucia Piga Sociologia

Giovanna M.Pintus Filologia patristica

Gerolamo Pirisino Scienze del farmaco

Luisella Piu Tecnologie farmaceutiche

Gabriella Ponzeveroni Scienze giuridiche

Massimo Ragnedda Sociologia dei processi culturali

Luigi Ricci Filologia latina medievale e umanistica

Simona Romani Marketing

Paola Ruggeri Storia romana

Giorgio Sale Letteratura francese

Eraldo Sanna Passino Patologia chirurgica veterinaria

Aldo Sari Storia dell’Arte Moderna

Mauro Sarnelli Letteratura italiana

M. Margherita Satta Etnologia

Pino Serpillo Letteratura inglese

Roberto Scotti Assestamento forestale

Gianfranco Sias Sociologia della comunicazione

Alessandro Soddu Storia medioevale

Francesco Soddu Storia delle istituzioni parlamentari

Chiara Solinas Etnomusicologia della Sardegna

Pier Giorgio Spanu Archeologia cristiana

Eugenia Tognotti Storia della medicina

Usai Stefano Economia politica

Marco Vannini Economia

Andrea Vargiu Metodologia e tecnica della ricerca sociale

Caterina Virdis Limentani Storia dell’arte moderna

Raimondo Zucca Storia e archeologia del mediterraneo antico

Categoria: Varie

Un gioiello unico di significato mondiale.
A uno straniero come me, è sempre apparso strana la modestia dei Sardi e in modo particolare dei Nuoresi nei confronti di un loro gioiello unico e di significato mondiale: la Piazza Satta… certo, i cittadini di Nuoro apprezzano la bellezza della piazza ma non se ne vantano come i parigini si vantano della Place de la Concorde… Invece hanno ogni diritto di vantarsene proprio a quel nivello mondiale. Ciò che Place de la Concorde rappresenta per il sette- ottocento, cioè la più perfetta realizzazione degli ideali urbanistici e artistici dell’epoca, Piazza Satta realizza per il ventesimo secolo.

Un elemento fondamentale di Piazza Satta è il coinvolgimento dell’architettura già esistente che circonda la piazza nell’insieme della composizione. L’architettura periferica quindi non è cornice o quinta ma parte integra quanto lo sono i sassi in mezzo alla piazza. Cambiare in modo vistoso l’aspetto di una di queste case sarebbe un colpo vibrato al cuore di un opera d’arte di primissima importanza storica e estetica. Non credo di esagerare: a me pare che un tale mutamento equivarrebbe un mutamento recato alle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco a Venezia… una visione intollerabile.

Categoria: Varie

Un grido d’allarme.
L’alterazione anche solo parziale di una parte dello scenario che delimita la piazza in un disegno generale continuo e omogeneo voluto dall’artista, snatura il senso dell’opera che non è ristretta al nucleo interno formato dalle rocce e dalle sculture, ma coinvolge le case, le strade di accesso, l’intera area, ponendosi come piazza-monumento.

La tipologia delle aperture esterne degli edifici è estremamente omogenea e significativa rispetto all’insieme, così come la semplicità e linearità dei tetti e dei cornicioni. Spezzare il disegno generale, il flusso continuo delle partiture, costringendo l’occhio ad inciampare sul “fuori luogo”, interrompe irrispettosamente l’opera affidandola ad una progressiva destrutturazione non giustificata da motivi intrinseci veri e difficilmente controllabile ai fini della insorgenza di altre richieste pretestuose in futuro che accamperanno sempre motivazioni di “funzionalità” o di presunta “artisticità”.

Si percorrerebbe in tal modo il preannuncio della morte sicura di un monumento estremamente unitario, fortemente innovativo nel rapporto tessuto urbano-evocazione storica-metafora civile e proprio per questo considerato giustamente documento di acclarata importanza storica nel panorama nazionale e internazionale di cui Nuoro dovrebbe garantire gelosa custodia.

Categoria: Varie

Il progetto Man: un attacco alla memoria di ziu Titinu
Ero propenso a non aprire bocca su questa sconcertante, amara vicenda, consapevole come sono della mia mancanza assoluta di basi, e non solo di titoli, in materia artistica, e la cosa mi veniva piuttosto facile, visto che non leggo i quotidiani e rifuggo i blog di internet, quando un amico che mi stima mi ha, sia pure amorevolmente, rampognato, ricordandomi che non posso tirarmi fuori dalla questione in quanto ero io a capo della amministrazione comunale di Orani che promosse la fondazione, che ne approvò lo statuto e che le assegnò la sede, e sono attualmente membro della Fondazione, uno dei suoi tanti padri. Allora, visto anche che sul tema stanno intervenendo tutti, dai medici agli imprenditori ai narratori di favole, mi sono detto che per sproloquiare sull’arte essere digiuni di arte è forse un vantaggio e posso farlo anch’io.
Ora che l’unica madre del museo e della Fondazione è morta e non può difendere la memoria e lo spirito di ziu Titinu, maggiormente amareggia l’attacco alla sua memoria e al suo spirito contenuto non tanto nella variante del progetto del Man, quanto nelle argomentazioni che vengono agitate a suo sostegno. Leggi il seguito di questo articolo »

L’Intervento del Man: una volgare intromissione

Non mi sono mai appassionato ai problemi della lingua, né alle dotte disquisizioni sull’uso di una parola anziché un’altra, magari in difesa di un corretto italiano o sardo che sia. Ho visto mutare volto e significato di ben altre e più importanti cose. Nella brevità della vita forse non ci accorgiamo di quante mutazioni subiscano valori e significati delle stesse parole che noi usiamo nel nostro quotidiano, e forse è nel diverso modo corrente di chiamare la pentola di casa nostra, che si sviluppa la storia del mondo.
E forse le guerre e i grandi e i piccoli massacri nascono non per contrasto di valori diversi , ma per i diversi valori che ciascuno attribuisce alla stessa parola. Conoscete qualcuno che non cerchi l’amore, la solidarietà, la pace, Dio stesso o che non abbia il massimo rispetto per l’arte o la cultura? Eppure in nome di queste cose ci si scanna quotidianamente. Il massimo del paradosso è uccidere in nome di Dio, da una parte e dall’altra. In questo periodo storico, poi, in cui si è sbriciolata ogni gerarchia, in cui è sul punto di implodere ogni autorità, con gli autonomismi più o meno giustificati, siamo tornati alla Torre di Babele, dove nessuno capisce più nessuno.

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Il sacro valore dell’opera d’arte
(da La Nuova Sardegna del 4 maggio 2008)

Le prese di posizione e gli sms giunti alle redazioni dei giornali sulla destinazione di piazza Sebastiano Satta ci dicono quanto la questione sia sentita dai nuoresi. E quanto sia seria. Anche se talvolta ci è parsa affrontata in modo poco serio. Abbiamo sentito delle banalità impressionanti spacciate per autorevoli pareri, delle polemiche ci sono parse pretestuose e fuorvianti, talvolta si è parlato per slogan piuttosto che per ragionamenti, i toni sono stati in qualche intervento da tifoserie della curva sud in un infuocato derby cittadino.

Fuori dal clima torrido delle passate settimane, ci limitiamo a dire la nostra con poche, essenziali osservazioni, partendo da un’idea di buon senso: il sacro rispetto dovuto all’opera d’arte. L’opera d’arte, espressione del genio creativo dell’artista, si propone nella sua armonica interezza e non come sommatoria dei singoli, intercambiabili elementi che la compongono. Modificare uno soltanto dei suoi elementi può significare snaturarla, e dunque mutilarla, impoverirla, svuotarla del significato che le è proprio, quello che l’artista ha inteso assegnarle. Rimuovere, perché vecchie, le tessere di un antico mosaico o sostituire le parole cadute in disuso d’una poesia non è solo atto violento e arbitrario, è operazione dissennata perché distrugge l’autenticità dell’opera d’arte, la rende posticcia, ambigua, falsa.

Piazza Satta corre questo rischio. Peggio. Corre il rischio di diventare una sorta di abito di Arlecchino, perché quel che si concede oggi non si potrà domani negare a fronte di analoghe richieste. E sarebbe la sua dissoluzione. Con la piazza, Constantino Nivola ha descritto un tempo e una temperie culturale. L’ha fatto non solo con le rocce e le statuine di bronzo, ma con tutto lo scenario che contorna la piazza. Accecare un’intera facciata per soddisfare esigenze pur meritevoli ma estranee, vuol dire frantumare l’integrità di un’opera d’arte che è tale nell’unità di tutti gli elementi che la costituiscono. E bene fa la fondazione Nivola a tutelarla. Sia chiaro, il Man ha tutto il diritto di costituirsi le condizioni più idonee a svolgere al meglio il suo ruolo. Anche il Man è parte significativa del tessuto culturale di Nuoro, ma non può costituirle al prezzo della mutilazione di una piazza storica. Piazza Satta è fine, non mezzo per… Insomma non ha da svolgere una funzione ancillare a favore del Museo, diventarne una sorta di ingresso. E dunque altre soluzioni, che non stravolgano l’opera del grande scultore oranese, debbono essere pensate e messe in campo.

Categoria: Varie

Giovanni Canu, Artista
(da La Nuova Sardegna del 3 maggio 2008)

Nuoro: una città in demolizione
Secondo il profilo tracciato dallo scrittore Salvatore Satta sul carattere sociale del malessere nuorese a quanto risulta non è mai emersa una volontà della città di uscire dal degrado in cui è piombata da qualche decennio a questa parte e di difendere quei pochi valori esistenti.
Di recente ho visto la proiezione del video-plastico riguardante l’ampliamento museale de MAN in Piazza Sebastiano Satta e a mio parere rappresenta un intervento di stravolgimento della piazza monumentale predisposta da Costantino Nivola.
Oltretutto l’opera in questione appare insignificante a risolvere le esigenze del museo della Provincia di Nuoro.
L’intervento ideato dal MAN entra perentoriamente e con violenza a modificare l’estetica “plastica” realizzata da Nivola ritenuta dagli storici dell’arte una piazza monumentale originale e significativa tra le più importanti in Italia.
L’incarico a realizzare il monumento a S. Satta fu affidato a Nivola direttamente dall’amministrazione comunale di Nuoro negli anni ’60, allora sindaco Gonario Gianoglio, e particolarmente appoggiato dall’amico e sostenitore Raffaello Marchi, ricordo all’epoca Nivola circolare per casa Marchi con i bozzetti del monumento sotto braccio, ero rimasto particolarmente affascinato dalla perfezione estetica degli studi.
In quel momento Nivola era impegnato a 360°a distribuire i massi di granito provenienti dal monte Ortobene per contenere nelle nicchie ricavate la modellazione delle statue, ma l’obbiettivo di Nivola era il coinvolgere l’intero spazio in senso globale.
Trovò inadeguato l’intervento del MAN, che appare più che un ampliamento museale la realizzazione di un garage di periferia, ma se la proposta dovesse passare significherebbe, ancora una volta per Nuoro, quello sfacelo annunciato da Satta nel “Giorno del Giudizio”.

Giovanni Canu

Appello di un nuorese da Roma.

Intervengo sul dibattito in corso a Nuoro per possibili mutamenti alla cornice di piazza Sebastiano Satta.

Lo trovo opportuno e mi auguro che si concluda con decisioni meditate, perché tocca questioni di grande valore culturale e civile, quali la difesa e la valorizzazione della memoria storica e della tradizione delle comunità. Elementi essenziali nella loro vita, perché quando vengono meno privano le generazioni che si susseguono di punti di riferimento dai quali poter giudicare il valore e i costi dei processi di evoluzione e di trasformazione culturali, civili ed economico-sociali delle stesse. Con conseguente perdita della propria identità, e il venir meno in esse della forza di coesione e della capacità di affrontare, in modo tempestivo e adeguato, i problemi del presente e del futuro.

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Ben venga la nuova architettura, ma in periferia non in centro.
(da La Nuova Sardegna del 24-04-2008)
Il progetto di ampliamento del Museo d’Arte Moderna di Nuoro (MAN) fa discutere. La scelta è quella di modificare l’assetto di una piazza, in particolare di un vecchio manufatto — come ce ne sono tanti nei centri storici della Sardegna, sobrio retaggio di un’edilizia senza fronzoli — che rispecchia il povero, introverso modo di farsi la casa da queste parti. Un edificio che rappresenta i sardi, spiega al pari di altre espressioni chi sono. Al suo posto un cubo bianco con una grande porta, via le finestre. Questa soluzione, che è difesa dalla Provincia insieme al MAN, avrebbe necessità di una deroga al Piano urbanistico e contrasta con i principi di fondo del Piano paesaggistico regionale.

Con questa storica piazza si è confrontato il grande artista sardo Costantino Nivola (collaboratore e amico di Le Corbusier) che in questo spazio ha realizzato un celebrato intervento scultoreo dedicato al poeta Sebastiano Satta.
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Categoria: Varie

La nuova sede del Man: un’inutile sovrapposizione nell’opera di Nivola.
(dal quotidiano “La Nuova Sardegna” del 24/04/2008)
La prima volta che ho visto Piazza S.Satta di Costantino Nivola avrò avuto poco più di vent’anni e non credo di esagerare nel ricordo se dico che mi è mancato il respiro, come mi era già successo alcuni anni avanti, quando, da adolescente, dai vicoli arrivai davanti alla fontana di Trevi a Roma, credo che questo sia l’effetto fisico dell’emozione: una forma lieve della sindrome di Sthendal.

Personalmente non ho niente in contrario agli interventi di arte contemporanea (architettura, scultura, pittura ecc. ecc.) nel vissuto delle nostre città, infatti, a meno che non si pensi che la nostra civiltà non abbia capacità di valutazione critiche ed autocritiche verso la propria ricerca espressiva ed il suo impatto con la storia, sono convinto che questi confronti siano, in linea teorica, possibili e legittimi.

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Lettera aperta

al presidente della Fondazione Nivola
e p.c. al Sindaco di Nuoro


La proposta di una modifica architettonica alla piazza Sebastiano Satta di Nuoro sta suscitando un confronto che mi pare eccessivo nei modi con cui si stanno adducendo ragioni tese a giustificare l’intervento; ragioni, a mio parere, tutte opinabili nel merito.
Il cuore del problema è un altro: la salvaguardia innanzitutto di una realtà monumentale ideata da Costantino Nivola, e da lui realizzata e difesa nelle articolazioni di tutti gli spazi (compresi i vicoli confluenti) e nell’armonia del colore.

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Piazza Satta un alveo di cultura.
Piazza Satta è un’opera d’arte, uno spazio prezioso di cultura voluto dalla comunità di Nuoro per onorare il suo più grande poeta e realizzato dal celebre artista Costantino Nivola. Passeggiare e sostare tra le statue che ornano la piazza restituisce una grande poesia, il senso e la filosofia del lavoro di questo grande scultore. Non è ammissibile alcun intervento che tenda a snaturarla.
La Fondazione Nivola prende posizione perché, con la ristrutturazione di casa Deriu, si altera una parte dello scenario che delimita la piazza in un disegno generale continuo e omogeneo voluto dall’artista, si snatura il senso di un’opera.

Io condivido la posizione della Fondazione Nivola, che è anche la posizione di artisti e intellettuali di Nuoro e dell’esterno.

Esprimo queste parole ed esterno questo pensiero anche in nome della profonda amicizia che mi legava a Nivola ed in qualità di cittadino onorario di Nuoro.

Giovanni Lilliu

Non toccate Piazza Satta!
Se oggi i lettori dell’opera di Costantino Nivola sono disorientati tanto da non saper valutare la sua grandezza, riflettano almeno sul rischio di passare per sprovveduti in una Provincia come quella di Nuoro già celebre per contrasti e maldicenze, oltre che per aver dato i natali a grandi personaggi della cultura.
Non toccate la Piazza Satta!

Maria Lai.

Piazza Satta. Un luogo sacrale
Nella pratica ambientale dell’arte espressa come sintesi sinergica tra la scultura e architettura, la piazza dedicata a Sebastiano Satta, ideata e realizzata di “propria mano” da Costantino Nivola a Nuoro, con la collaborazione dell’architetto Richard Stein, si pone come esempio antesignano di quei “luoghi d’artista” che oggi con aggiornamento anglofobo vengono definiti site-specific.
L’insieme plastico ambientale si colloca nel centro storico di Nuoro sullo slargo all’incrocio di tre percorsi viari, quasi a raccoglierli ed amalgamarli in sospensione spazio temporale. A tanto contribuiscono gli affacci parietali dei costrutti limitrofi preesistenti con serene definizioni di aperture e decori appropriati. La piazza è risoluzione totale in planimetria e in alzato, organicamente realizzata in pietra, ora tagliata a misura nelle basole bocciardate, ora lasciata a spacco di scavo nella distribuzione dei blocchi di seduta, ora presenziante in monoliti distribuiti a segnare l’ambito temporale e narrativo dell’insieme. Ogni blocco menhir obelisco contiene una piccola nicchia ove appare il dedicatario Satta nello svolgimento dei suoi momenti di vita.
La Sardegna e Nuoro, patria natale di Nivola e Satta, ricevono fierezza da tale sacrale luogo dell’arte e della memoria civile e democratica. Un luogo così integro e intenso che non potrebbe per ragione alcuna subire l’apparizione di elementi estranei al contesto e distorsioni di ambiti e atmosfere, se non la presenza ossequiosa dell’abitante, che attraversa la piazza o siede in pensosa, critica e cosciente meditazione sull’essere dell’uomo e sul suo necessitate partecipare alla vita della collettività. Allarma quindi il sapere che a distanza di ormai più di quarant’anni dalla sua realizzazione nel 1966, tale piazza viene iscritta oggi nei progetti disequilibranti l’insieme.
Nell’ovvia e sentita speranza che a tanto si ripensi, teniamo ancora una volta a richiamare l’attenzione istitutiva a regole che tutelino e preservino integra l’opera pubblica commessa all’artista, dal momento stesso della realizzazione, come di prassi per le opere ancorché contemporanee acquisite in ambito museale, così superando l’anacronistico vincolo che dispone tali provvedimenti allo scadere dei cinquant’anni dalla realizzazione.

Nicola Carrino